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  Obiettivo Obiettori: le Marche nel mirino. Ma occorre rilanciare.

Da alcune associazioni di cittadini e professionisti al Consiglio d'Europa, passando per la CGIL, il diritto costituzionalmente fondato all'obiezione di coscienza nei confronti dell'aborto procurato da parte del personale sanitario, è messo sotto attacco con particolare attenzione proprio alle Marche.

Qui sotto è possibile vedere (al minuto 5:28) un servizio andato in onda su RAI 3 il 28 aprile 2016.

Nel tentativo di portare un po' di chiarezza è intervenuta anche il ministro Lorenzin in una informativa alla Camera proprio ieri, 4 maggio 2016.

 

Ciò che preoccupa e ferisce maggiormente è la leggerezza con la quale si ripetono falsità evidenti: si fa passare l'idea che l'aborto sia un diritto, mentre è un delitto che è stato depenalizzato a determinate condizioni; si dice che i medici obiettori siano troppi e questo costituirebbe un problema, in realtà sono troppo pochi in quanto l'obiezione di coscienza all'aborto è un dovere morale del medico che deve salvare e non sopprimere la vita, ben sapendo che ciò che davvero danneggia la donna non è la gravidanza ma l'aborto stesso. Per inciso, gli aborti clandestini non sono scomparsi con la legge 194/78: attualmente il Ministero della salute li stima in almeno 50 mila all'anno; con la legalizzazione sono semplicemente aumentati gli aborti totali.

In ogni caso non esiste alcuna emergenza obiettori poiché un'alta percentuale di ospedali muniti di reparto di ostetricia e ginecologia pratica l'aborto, e i medici non obiettori non sono affatto sovraccaricati di lavoro (e comunque è bene ricordare che nessuno li obbliga a fare aborti, anzi sarebbero  in coscienza tenuti a non farli!).

Onestamente poi non si comprende perché per fare un esame diagnostico o un altro tipo di intervento, il servizio sanitario regionale può chiedere al paziente di spostarsi di decine di chimometri, mentre per uccidere un bambino non ancora nato non si sarebbe disposti ad andare nell'ospedale di un comune vicino. Altra clamorosa falsità, si dice che a causa degli obiettori alcune donne sarebbero costrette ad andare ad abortire fuori regione, quando si sa benissimo che chi va lontano lo fa per ragioni di "privacy".

 

Tutto questo è particolarmente significativo e grave se consideriamo che già nel 2015 l'Area Vasta 2 ha emanato un bando per ginecologi da collocare presso i consultori familiari in cui si richiedeva espressamente che fossero NON OBIETTORI. L'associazione dei medici cattolici di Ancona si è formalmente lamentata di questa palese e clamorosa discriminazione, già censurata per un caso simile dal TAR della Puglia qualche anno fa.   Documenti allegati.

 

Recentemente, il 18 febbraio 2016, a dimostrazione di quanto il tema sia caldo, la quarta commissione consiliare permanente della Regione Marche che si occupa di sanità ha audito vari soggetti ed associazioni coinvolte, tra cui il Forum delle associazioni familiari delle Marche, di cui si riporta il relativo comunicato. Una analisi più dettagliata , che raccoglie il contributo anche di FederVita Marche, e utile per chiarirsi le idee e ragionare su alcune proposte concrete è qui riportata in allegato. 

 

In conclusione, occorre raccogliere la provocazione e alzare il tiro, insieme al cuore e allo sguardo: l'obiettivo a cui puntare deve essere il 100% di obiettori, non solo per i medici ma anche per gli infermieri e tutto il personale sanitario coinvolto. Per avanzare verso una vera tutela della maternità, della salute e della vita. E per sottrarre da una routine di morte quei medici ed infermieri che ancora non hanno fatto la scelta dell'obiezione di coscienza, ai quali guardiamo al contempo con angoscia e con speranza.

 

 

 

 

Allegati da scaricare:

 

 

Video:

 

 

 

 

 

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